Fori Imperiali, la storia e cosa vedere

Camminare per Roma significa imbattersi in un pezzo di storia ad ogni angolo di strada. Poi ci sono strade che per antonomasia racchiudono in sé un significato particolare, riuscendo a proiettare chi le percorre nel cuore di questa storia.

E’ il caso dei Fori Imperiali, un percorso che si snoda dal Colosseo verso Piazza Venezia e l’Altare della Patria, grazie al quale è possibile attraversare non soltanto uno degli esempi meglio conservati della Roma imperiale ma anche respirare a pieno uno spaccato di come si presentava un tempo il cuore dell’Impero.

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Il Foro di Cesare

Tutto è cominciato con il Foro di Cesare, che alla fine dell’età repubblicana sorse per volere proprio di Giulio Cesare: nel 46 a.C. si rese infatti conto che gli spazi adibiti in precedenza alla vita sociale della città non erano sufficienti e così avviò per primo i lavori di una nuova piazza, inizialmente ideata come prolungamento del già esistente Foro Repubblicano.

Il Foro di Augusto

Alla morte di Cesare, suo nipote Ottaviano Augusto, primo imperatore, portò avanti questo processo di urbanizzazione, realizzando un tempio per Marte Ultore (Vendicatore) proprio in seguito alla vendetta perpetrata sugli uccisori di suo zio. A questo si aggiunse la necessità di dare spazi ulteriori alla popolazione romana, con il Foro Romano e quello di Cesare che erano insufficienti per una popolazione in aumento costante.

Nacque così il Foro di Augusto, costruito anche con lo scopo di propaganda per celebrare la nuova età dell’oro iniziata con il Principato. A questo scopo fu realizzata anche una statua colossale del Genio di Augusto, collocata all’estremità orientale del portico settentrionale, in una loggia riccamente decorata. I resti della struttura sono attualmente conservati nel Museo dei Fori Imperiali.

Nella zona est invece c’era un muro alto fino a 33 metri che serviva a separare il Foro di Augusto da quello di Suburra, un quartiere sovraffollato e spesso afflitto da incendi. A questo scopo il muraglione fu realizzato con materiali ignifughi per l’epoca, quali peperino e pietra gabina.

Il Foro della Pace e il Foro di Nerva

Nel 75 d.C. la cosiddetta rivolta giudaica venne repressa nel sangue dall’Imperatore Vespasiano che decise così di costruire il Tempio Pacis o “Foro della Pace”, una struttura con una grande piazza e dei portici, con un’area di culto nella parte del portico meridionale.

Nel 97 d.C. poi fu inaugurato il Foro di Nerva che in realtà fu avviato da Domiziano, il quale però fu assassinato nel 96 d.C e non potè vedere terminata l’opera desiderata. Questo nuovo complesso aveva una piazza lunga 114 metri e larga 45 metri con un colonnato ai lati.

Oggi rimangono visibili solo le Colonnacce, due colonne così definite per il loro stato di conservazione, e un tratto di strada interno al Foro con profondi solchi: si trattava delle ruote dei carri che nel medioevo passavano sui blocchi di tufo, non più protetti dal pavimento che era stato asportato nel corso degli anni. Quest’ultimo era la copertura esterna della Cloaca Maxima, la fogna principale della Roma antica le cui acque confluivano nel Tevere.

Il Foro di Traiano

La rapida crescita della città impose la necessità di creare nuovi spazi e per questo tra 95 e 105 d.C. furono avviati lavori alle pendici del Quirinale, con la rimozione di circa 300.000 metri cubi di materiale tufaceo che consentì di avere a disposizione quasi 5 ettari di area edificabile.

Qui nacque l’ultimo e il più sfarzoso dei Fori Imperiali, quello di Traiano. Oltre a necessità legate alla vita pubblica e amministrativa, il Foro di Traiano venne realizzato anche per celebrare la vittoria dell’Imperatore sui Daci.

Si sviluppa su una pianta rettangolare, con portici e colonnati sui lati lunghi e un ulteriore colonnato con marmi colorati nella zona sud. Al centro era stata innalzata la Colonna Traina, con scolpiti i trionfi militari mentre nella parte nord c’era il prospetto della Basilica Ulpia, dal nome della famiglia di Traiano, la Gens Ulpia. Quest’ultima era sede del tribunale. Il Foro di Traiano fu inaugurato nel 112 d.C.

Il destino dei Fori imperiali

I Fori Imperiali rimasero centrali per la vita pubblica e amministrativa della città per lungo tempo e solo nel IV Secolo iniziarono alcune modifiche, portando in parte alla rovina di questi monumenti. Si iniziarono ad usare questi spazi anche come pascolo, da qui il nome di Campo Vaccino con il quale sono conosciti ancora oggi.

La rovina totale del Fori Imperiali avvenne con l’inizio del Rinascimento e i progetti di urbanizzazione e rinnovamento edilizio voluti da Papa Giulio II che utilizzò i materiali dell’area per le nuove costruzioni e per ottenere calce. Alcuni artisti dell’epoca provarono ad opporsi, tra i quali Michelangelo e Raffaello ma le loro proteste non fermarono quanto avviato. Soltanto alcuni anni dopo i pittori locali, affascinati dalle vedute iniziarono a catturarle nelle loro opere, facendo tornare l’area di interesse. 

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